Aggiornato il 20 Agosto, 2025 da Orazio Continuato

Nel vasto e talvolta enigmatico panorama delle consuetudini umane, ove il desiderio di alterare la percezione del reale si manifesta in miriadi di forme, dall’antico nettare dionisiaco alle più recenti distillazioni alchemiche, emerge oggi un fenomeno di non trascurabile interesse: le bevande infuse di tetraidrocannabinolo, ovvero i cosiddetti THC-drinks. Non si tratta, beninteso, di una mera variazione sul tema dell’intossicazione, bensì di un capitolo nuovo, o forse di una glossa inattesa, nel grande libro delle sostanze che promettono, o minacciano, di dischiudere le porte della percezione. Il presente saggio si propone di disvelare le intricate trame che sottendono a tale fenomeno, esplorandone le radici, le ramificazioni normative, le implicazioni sanitarie e, non ultimo, il potenziale ruolo di alternativa, o di mero succedaneo, all’ubriacatura alcolica, in un’epoca che pare anelare a nuove forme di oblio o, per i più audaci, di illuminazione controllata.
Indice dei Contenuti
La genesi e la diffusione di un nuovo elixir
I THC-drinks, nella loro essenza più pura, sono bevande sapientemente infuse con il tetraidrocannabinolo (THC), il composto psicoattivo primario della pianta di cannabis. La loro peculiarità risiede nella promessa di un’esperienza che, pur evocando sensazioni di euforia e rilassamento, si discosta dall’effetto spesso più travolgente e meno controllabile delle tradizionali modalità di assunzione della cannabis, come il fumo o gli edibili solidi. La rapidità d’azione, spesso paragonata a quella dell’alcol, e la possibilità di un dosaggio più preciso, li rendono appetibili a un pubblico che ricerca un’alterazione dello stato di coscienza più modulata e socialmente accettabile [1].
Il mercato di queste bevande, sebbene ancora in fase embrionale in molte giurisdizioni, ha mostrato un’espansione notevole, in particolare negli Stati Uniti. Si assiste a una proliferazione di prodotti che spaziano da seltzer e cocktail analcolici a tè e succhi, tutti arricchiti con diverse concentrazioni di THC. Questa diversificazione risponde a un’esigenza crescente di alternative all’alcol, soprattutto tra coloro che, per ragioni di salute, benessere o semplice curiosità, desiderano esplorare nuove vie per il divertimento sociale o il relax personale. La narrazione che accompagna questi prodotti spesso enfatizza l’assenza di postumi da sbornia e un profilo calorico inferiore rispetto alle bevande alcoliche, elementi che contribuiscono al loro appeal in una società sempre più attenta al benessere [2].
Le labirintiche vie della norma e le incognite della Scienza
La questione della legalità dei THC-drinks si presenta come un ginepraio normativo, un intrico di leggi e regolamenti che variano, talvolta drasticamente, da nazione a nazione, e persino all’interno di uno stesso stato federale. Negli Stati Uniti, ad esempio, la situazione è un mosaico complesso: mentre a livello federale la cannabis rimane classificata come sostanza controllata, molti stati hanno legalizzato l’uso medico e/o ricreativo. Le bevande infuse di THC derivato dalla canapa, in particolare quelle con un contenuto di Delta-9 THC inferiore allo 0,3% su base di peso secco, possono essere considerate legalmente commerciabili a livello federale grazie al Farm Bill del 2018, che ha distinto la canapa dalla marijuana. Tuttavia, le interpretazioni e le applicazioni a livello statale possono differire, creando un panorama di incertezza e opportunità [3, 4].
In Europa, il quadro è ancora più restrittivo. La maggior parte dei paesi impone limiti molto bassi al contenuto di THC nei prodotti a base di CBD (tipicamente 0,2-0,3%), e la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo è un’eccezione piuttosto che la regola. Questo rende la commercializzazione su larga scala di THC-drinks, così come intesi nel mercato statunitense, un’impresa ardua, se non impossibile, nella maggior parte del continente [5, 6].
Sul fronte sanitario, la scienza è ancora in fase di decifrazione. Se da un lato i sostenitori enfatizzano l’assenza di alcol e i potenziali benefici del THC a basse dosi (rilassamento, riduzione dell’ansia), dall’altro la comunità medica solleva interrogativi legittimi. Studi preliminari indicano che, sebbene i THC-drinks possano offrire un’alternativa all’alcol, non vi è ancora un consenso scientifico sulla loro intrinseca ‘salubrità’ o sulla loro sicurezza a lungo termine. Effetti collaterali acuti, soprattutto in utenti non abituali o con dosaggi elevati, possono includere tachicardia, vertigini, ansia e, in rari casi, nausea e vomito prolungato [7, 8]. È fondamentale sottolineare che la ricerca è ancora agli albori e che la comprensione completa degli effetti dei THC-drinks sulla salute umana richiederà tempo e studi più approfonditi.
Brez e l’orizzonte americano: l’alternativa all’alcol
Nel fervente mercato statunitense, dove l’innovazione e la ricerca di nuove nicchie di consumo sono una costante, brand come Brez si sono affermati come pionieri nel settore dei THC-drinks. Brez, ad esempio, propone bevande microdosate con THC e CBD, spesso arricchite con ingredienti come il fungo Lion’s Mane, promettendo effetti di euforia, chiarezza e rilassamento senza i postumi negativi dell’alcol [9]. Altri marchi, come Cycling Frog, Nowadays, Artet, Cann e Wynk, offrono una vasta gamma di seltzer e cocktail analcolici infusi di THC, ciascuno con le proprie peculiarità in termini di dosaggio e profilo aromatico [10, 11].
L’interesse per queste bevande negli Stati Uniti è alimentato in larga parte dal desiderio di molti consumatori di ridurre o eliminare il consumo di alcol. I THC-drinks si posizionano come una soluzione attraente per chi cerca un’esperienza sociale o di relax che non comporti gli effetti negativi dell’alcol, come la disidratazione, il mal di testa o l’alterazione del giudizio. La possibilità di ottenere un ‘buzz’ leggero e controllabile, senza le calorie e i rischi per la salute associati all’alcol, ha reso queste bevande particolarmente popolari tra i giovani e tra coloro che adottano uno stile di vita più consapevole [12].
Il fenomeno si inserisce in una più ampia tendenza verso il ‘sober curious’ e il benessere, dove i consumatori sono sempre più attenti a ciò che introducono nel proprio corpo. I THC-drinks, con la loro promessa di un’esperienza ricreativa più ‘pulita’ e gestibile, rappresentano una risposta a questa domanda emergente, sfidando le consolidate abitudini di consumo di alcol e aprendo nuove prospettive per l’industria delle bevande.
Tra il calice e la canapa, un nuovo paradigma?
Il fenomeno dei THC-drinks si configura non solo come una mera innovazione nel settore delle bevande, ma come un sintomo, forse, di un più profondo mutamento nelle abitudini e nelle aspettative sociali. Lungi dall’essere una panacea o un mero capriccio del mercato, queste bevande si inseriscono in un dibattito più ampio sulla ricerca di nuove forme di piacere, di socialità e di evasione, che siano al contempo meno gravose per l’organismo e più in linea con una crescente consapevolezza del benessere. La loro ascesa, in particolare negli Stati Uniti, suggerisce un desiderio di superare il paradigma dell’alcol come unico veicolo per l’alterazione controllata della coscienza in contesti sociali.
Tuttavia, come ogni novità che irrompe nel consolidato ordine delle cose, i THC-drinks portano con sé interrogativi e sfide. La frammentazione normativa, la necessità di studi scientifici più robusti sugli effetti a lungo termine e la potenziale banalizzazione del consumo di sostanze psicoattive sono nodi che attendono di essere sciolti. In questo scenario in divenire, l’osservatore attento non può che attendere, con la curiosità di un filologo dinanzi a un manoscritto appena scoperto, di vedere come si evolverà questa nuova pagina nella storia delle bevande e delle loro implicazioni per l’uomo moderno. Sarà un’alternativa virtuosa o un nuovo, sottile, inganno? Solo il tempo, e la ricerca, potranno fornire una risposta definitiva a questo enigma liquido.
Referenze
[1] ABC Fine Wine & Spirits. A Complete Guide to THC-Infused Drinks. Disponibile su: https://abcfws.com/guide-to-thc-infused-drinks
[2] Mister Canapa. Le bevande al THC negli USA come alternativa all’alcol. Disponibile su: https://www.mister-canapa.com/news/bevande-thc-alternativa-alcol-usa/
[3] Karouser. THC Drink Laws | Legal Guide 2025. Disponibile su: https://karouser.com/thc-drink-laws/
[4] nama. Are THC Drinks Legal?. Disponibile su: https://www.namacbd.com/blogs/cbd-thc-info/are-thc-drinks-legal
[5] Ingredientpharm. Legal status of THC in European countries: explained, non-medical. Disponibile su: https://ingredientpharm.com/the-legal-status-of-thc-across-european-countries-non-medical/
[6] EMCDDA. Cannabis policy: status and recent developments. Disponibile su: https://www.euda.europa.eu/publications/topic-overviews/cannabis-policy/html_en
[7] Harvard Health. Cannabis drinks: How do they compare to alcohol?. Disponibile su: https://www.health.harvard.edu/blog/cannabis-drinks-how-do-they-compare-to-alcohol-202407153058
[8] The Cut. Are THC Drinks Healthier Than Alcohol? What Doctors Say. Disponibile su: https://www.thecut.com/article/weed-thc-drinks-cannabis-beverages-safe-healthier-alcohol-doctors.html
[9] BRĒZ. THC Drinks | Cannabis-Infused Drinks. Disponibile su: https://www.drinkbrez.com/
[10] Total Wine & More. THC Beverages. Disponibile su: https://www.totalwine.com/beer/thc/thc-beverages/c/362005
[11] Bon Appetit. The Best THC Drinks That Taste as Good as They Make You Feel. Disponibile su: https://www.bonappetit.com/story/best-thc-drinks
[12] Facebook (Wine2Wine). Le bevande al THC stanno spopolando negli Stati Uniti, offrendo un…. Disponibile su:
https://www.facebook.com/wine2wine/posts/le-bevande-al-thc-stanno-spopolando-negli-stati-uniti-offrendo-unalternativa-fri/1010142468001728/